Storia di ArezzoTestimonianze di insediamenti umani sono presenti già dal
Paleolitico, come dimostrano I ritrovamenti effettuati
presso la frazione dell'Olmo, tuttavia, insediamenti stabili
rinvenuti nei pressi del Colle di San Cornelio
dimostrerebbero l'esistenza di una vera e propria cinta
muraria, mentre la Arretium etrusca era presente già nel
IX secolo a.C. Simbolo del passato etrusco di Arezzo è la
famosa Chimera, oggi custodita a Firenze, ma che rappresenta
il simbolo della città. Nel III secolo a.C. la città fu
conquistata dai Romani, e divenne la roccaforte difensiva a
nord per coloro che volessero raggiungere da qui la capitale
dell'Impero. Nonostante fosse diventata presidio romano
permanente, Arezzo non rinunciò mai alla sua autonomia,
che tentò più volte di riconquistare. Ricca e prospera
fu la città in epoca imperiale, e vi fu un fiorire di
edifici pubblici, come il teatro, le terme ed un importante
anfiteatro, vi fu un impulso considerevole nella vita
culturale grazie anche alla figura Gaio Cilnio Mecenate, e
uno sviluppo delle lavorazioni dei metalli e della
ceramica.Grazie alla sua posizione favorevole sulla Via
Cassia, Arezzo riuscì a superare la crisi dovuta alla
caduta dell'Impero Romano e a restare un nodo importante
anche nei secoli bui dell'Alto Medioevo. Terra di confine
tra i domini dei Goti e l’esarcato bizantino di Ravenna fu
testimone di aspri scontri fra le due fazioni e fu uno dei
primi centri occupati dai Longobardi. Goti e Longobardi
saranno determinanti nella vita della città, questi
ultimi, in particolare gettarono le basi di Arezzo
Medievale. Con la diffusione del Cristianesimo la città
divenne sede episcopale, risalgono a questo periodo il
perduto Duomo Vecchio, la Cattedrale, la Pieve di Santa
Maria Assunta e un folto numero di abbazie. Dopo l'anno
Mille, al potere feudale dei Vescovi-Conti si affiancava
quello del libero comune, già nel 1098 si attesta ad
Arezzo la presenza del Console. L'attrito tra i due poteri
sfociò spesso in sollevazioni popolari contro il Vescovo,
costretto a chiamare in soccorso l'Imperatore Arrigo. Le
dure rappresaglie non piegarono il Comune che, in seguito al
Concordato di Worms,vedrà la fine della figura dei
vescovi-conti. A questo periodo, ossi all'inizio del XIII
secolo, risale la costruzione della Pieve. L'influenza di
Arezzo è destinata a crescere con la presa di Cortona nel
1298, che segnerà un nuovo periodo di fioritura culturale
per la città.La città si dotò di una università e
mumerosi ingegni brillarono in questi anni: Guittone
d'Arezzo e Cenne de la Chitarra, Margaritone d'Arezzo ed
infine, nel 1304 nasceva Francesco Petrarca.La crescente
potenza di Arezzo portò ad un inevitabile scontro con
Firenze e Siena. Dopo alterne vicende Arezzo subì una
disfatta nella battaglia di Campaldino (1289) nei pressi di
Poppi. A questa battaglia partecipò anche Dante Alighieri
per parte guelfa,e ivi morì anche il vescovo di Arezzo
Guglielmino Ubertini. In seguito si affermò la signoria
dei Tarlati di Pietramala, il cui principale esponente fu
Guido Tarlati . La signoria di Guido Tarlati mise
temporaneamente fine alle dispute di fazione tra i Tarlati e
gli Ubertini e la famiglia guelfa dei Bostoli, risanò il
bilancio delle Stato, portandolo a una tale floridità che
Arezzo prese a battere moneta propria, ampliò la cinta
muraria, concluse una onorevole pace con Firenze e riuscì
ad allearsi con Siena e ad espandere il dominio territoriale
verso sud e verso est, tutto a spese dei possedimenti
pontifici; tanto che il Papa da Avignone lo scomunicò e lo
dichiarò eretico. Nel 1327 Guido Tarlati incoronò
imperatore a Milano Ludovico il Bavaro, costituì le
corporazioni delle arti, e una magistratura rappresentativa
delle quattro parti in cui la città venne divisa: porta
Crucifera, porta del Foro, porta Sant'Andrea e porta del
Borgo, alle quali si richiamano i quattro quartieri che
disputano l'odierna Giostra del Saracino. A Guido Tarlati
successe suo fratello Pier Saccone, col quale Arezzo
cominciò progressivamente a perdere terreno nei confronti
della rivale Firenze, perdendo per la prima volta
l'indipendenza nel 1337: Pier Saccone, cedette Arezzo a
Firenze per dieci anni in cambio di denaro. Trascorso questo
periodo, l'indipendenza fu recuperata, ma non la
prosperità. La seconda metà del trecento fu
caratterizzata tuttavia da una sostanziale pace sociale, che
terminò bruscamente con il progetto del vescovo Giovanni
Albergotti di fare entrare Arezzo nella sfera d'influenza
del papato. Le lotte tra guelfi e ghibellini riesplosero con
violenza, e la città conobbe più volte l'esperienza del
saccheggio da parte di soldataglie mercenarie chiamate in
soccorso ora dall'una ora dall'altra parte. Le varie vicende
portarono Arezzo ad essere annessa allo stato toscano
dominato da Firenze. Il governo fiorentino, tuttavia,
tentò di rendersi gradito alla città, riuscendovi in
parte grazie alla elezione a segretario della Repubblica
dell'aretino Leonardo Bruni, storico e poeta, che si
adoperò per favorire l'integrazione di Arezzo nel nuovo
Stato toscano. Seguì tuttavia un lento decadimento
economico e culturale, la parte più antica della città
fu modificata con la costruzione della Fortezza Medicea,
esempio precoce di fortificazione alla moderna. Nel primo
cinquecento Arezzo si trovò coinvolta in una rivolta
antifiorentina, che oppose a Firenze il capitano di ventura
Vitellozzo Vitelli, Cesare Borgia ,il Papa Alessandro VI, e
il re di Francia Luigi XII. La sommossa si spense però
dopo pochi giorni. Nel 1525 sulla città e sul contado si
abbatté una pestilenza, cui seguì una carestia che mise
in ginocchio l'economia aretina e portò ad una nuova
sollevazione contro Firenze . Terminata la contesa con la
sconfitta della Repubblica fiorentina nell'agosto del 1530,
i Medici non videro più la ragione per tenere Arezzo
separata dal resto della Toscana, ed inviarono di nuovo
l'esercito imperiale a prenderne possesso. Nel 1554 cadeva
anche Siena, ed una quindicina di anni dopo tutta la
Toscana, con l'eccezione di Lucca e dello Stato dei Presidi
presso l'Argentario, diveniva Granducato. Cosimo I Medici
attuò ad Arezzo un piano di ristrutturazione urbanistica a
scopi difensivi, fu completata la cattedrale, e furono
abbattuti alcuni storici edifici, tra cui l'antico palazzo
comunale e il palazzo del capitano del popolo, per fare
spazio alle Logge dovute alla mano di Giorgio Vasari.
Durante i lavori di scasso vennero rinvenute le celebri
statue di bronzo della Minerva e della Chimera di Arezzo. Il
periodo del Granducato Mediceo a partire dalla seconda
metà del '500 vide però, in tutta la Toscana, un
decadimento economico e culturale accompagnato da decremento
demografico, che si invertirà solo nel settecento, con le
iniziative illuminate di Pietro Leopoldo di Lorena. Nel
XVIII secolo fu portata a termine la bonifica della Val di
Chiana. Nel 1799 Arezzo fu conquistata dalle truppe
Napoleoniche e fu il centro del movimento antinapoleonico
italiano "Viva Maria". In seguito a questi fatti Arezzo fu
riconosciuta dal Granduca di Toscana capoluogo di provincia.
Nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi Arezzo, entrò
a far parte del regno d'Italia. La riconquistata autonomia
amministrativa e l’apertura delle comunicazioni
ferroviarie con Firenze e Roma stimolarono nuovi fermenti.
Lo sviluppo continuò tra Ottocento e Novecento, com’è
dimostrato dalla forte crescita della popolazione, dal
progressivo spostarsi del centro cittadino verso la pianura
con la costruzione di nuovi Quartieri, nonché da varie
iniziative industriali e commerciali. Una brusca
interruzione di questo processo evolutivo fu causata dalla
seconda guerra mondiale, quando i bombardamenti distrussero
quasi il 60% degli edifici, con danni ingenti anche al
patrimonio artistico. Gli Aretini parteciparono con coraggio
alla lotta partigiana, pagando un pesante tributo di vittime. Nel dopoguerra la ricostruzione riprese in pieno lo
sviluppo, che tendeva ormai a conferire alla città nuovi connotati urbanistici, economici e politici.
|
|