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Monumenti di Carrara

Palazzo Cybo Malaspina.

 
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Il Palazzo Cybo Malaspina di Carrara, conosciuto anche come Palazzo Ducale, risale all'epoca di Guglielmo Malaspina. Il primo documento attestante l'esistenza del Castello risale al 1187 ed è un documento con il quale l'Abate Rainero del Monastero di San Colombano 'cede in perpetuo' la 'Rocha vetus de Cararia' ai figli di Opizone I Malaspina. Costruito su precedenti fortificazioni di epoca longobarda, la primitiva rocca è situata sull'altura a sud-est, denominata 'Groppinus'. Nel 1215, il Marchese Guglielmo dei Massa-Corsica-Cagliari viene posto da Federico II come reggente della città. Egli Fortifica il borgo con la prima completa cerchia muraria e ne amplia la rocca. Nel 1448 il Castello di Carrara diviene la residenza ufficiale del Casato, nal 1473 Jacopo Malaspina lo sceglie come sua residenza principale e la amplierà con cortili e loggiati, dal 1540 il Cardinale Innocenzo III Cybo crea un palazzo in stile ferrarese arricchito di sculture, affreschi e reperti romani e circondato da un magnifico giardino. Egli crea anche la Biblioteca Cybo e nel torrione raccoglie il Medievale Archivio Notarile. Nel 1557, Alberico I Cybo-Malaspina, nuovo Marchese di Massa e Principe di Carrara, edifica la seconda cerchia muraria. Persa la vecchia funzione militare, il Castello di Carrara rimane simbolo del potere ducale fino al 30 giugno 1796, poi, fino al 30 marzo 1806, il Castello è occupato dalle truppe di Napoleone, chew trafugheranno e devasteranno gran parte delle sue ricchezze. Nel 1806, Elisa Bonaparte-Baciocchi destina il Castello-Palazzo dei Cybo-Malaspina a sede della 'Ducale Accademia d'arte di Carrara', con presidenti onorari Napoleone I e Eugenio Beauharnais. Con la Restaurazione torna, dal 1815 al 1824, l'ultima Duchessa di Massa e Carrara, Maria Beatrice Cybo-Malaspina-Este, moglie dell'Arciduca Ferdinando d'Asburgo, che destina ancora all'Accademia d'arte il Palazzo del Principe, mentre il Castello, irriconoscibile per le modifiche architettoniche, è adibito agli usi più diversi, anche a lazzaretto e carcere cittadino. Nel 1861, il Regno d'Italia conferma sede della prestigiosa 'Reale Accademia di Belle Arti di Carrara' il Castello Malaspina, salvatosi dallo sviluppo urbanistico ottocentesco che sventra le fortificazioni medievali e rinascimentali. Dopo il terremoto del 1920, pur con l'allora di moda restauro ricostruttivo, gli architetti Remedi e Biscacciardini riportano in luce il complesso originale della Rocca medievale. Il Palazzo oggi ospita la sede centrale dell'Accademia di Belle Arti. All'interno di esso si trovano: nella sala delle colonne, la Biblioteca d'Istituto, che conserva due edizioni originali dell' ' Encyclopedie' ; nella sala dei nobili è presente la più completa marmoteca nazionale esistente; negli appartamenti privati del principe, gli archivi antiquari locali, la raccolta bibliografica lunigianese dei conti Del Medico, l'archivio Zaccagna e l'Emeroteca apuana; i resti delle antiche collezioni artistiche del Palazzo (una pinacoteca, una raccolta di sculture con opere dei maestri dell'Accademia come Tenerani e Dazzi, e una gipsoteca, con gessi di Canova, Tenerani, Dazzi, Finelli, Fontana e copie dei Gessi Vaticani conservati al Louvre).Sotto il loggiato medievale si possono ammirare anche opere romane , medievali e rinascimentali.
 

Duomo di Sant'Andrea

 
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Il Duomo di Carrara, dedicato a Sant'Andrea, risale al secolo XI: fu costruito secondo lo stile romanico col pregiato marmo bianco proveniente dalle vicine cave, e fu poi soggetto a interventi che apportarono elementi di stile gotico. Dell'antica Ecclesia Sancti Andree de Carraria, menzionata già nel 1035, l'unica testimonianza rimastaci è un bassorilievo erratico. Il primo ampliamento, probabilmente connesso con l'elevazione a pieve battesimale nel 1093, è ben identificabile nell'edificio attuale. Nel 1151 la chiesa passò sotto la giurisdizione dei Canonici Lateranensi di San Frediano di Lucca e nella seconda fase costruttiva, già molto avanzata nel 1235 quando è documentata l'esistenza dell'abside, sono riconoscibili forti tangenze con l'architettura lucchese coeva. Nella prosecuzione del fianco non più bicromo, nei capitelli corinzi e compositi dell'interno, nelle monofore archiacute decorate nello sguancio con motivi foliacei, figure umane e animali è infatti individuabile il recupero di forme e decorazioni classiche e paleocristiane evidentemente desunto da Lucca, anche se qui tradotto con accento più marcatamente lombardo. La pianta della chiesa è rettangolare con tre navate e abside semicircolare. La facciata fu realizzata nella seconda metà del Trecento, ed è composta da una bicromia, tipica delle chiese toscane, con fasce di marmo bianco e scuro. Il portone è incorniciato da un archivolto decorato da raffigurazioni tratte dai bestiari, e sopra di esso si può ammirare un rosone gotico composto da colonnine a tortiglione, ognuna diversa dall'altra. Il campanile, alto 33 metri, fu aggiunto nel Trecento. Il primo ordine della facciata e il fianco fino a poco oltre il portale di San Giovanni, caratterizzati da paramento bicromo includente tarsie marmoree geometriche, sono infatti databili entro la prima metà del XII secolo per la presenza di numerosi richiami neo-antichi nei capitelli e nell'architrave che riconducono a stilemi pisani diffusi anche in Liguria e per la strettissima affinità del portale laterale con quello del duomo di Genova realizzato nel 1142. L'interno è composto da una navata centrale più alta coperta da capriate lignee e da due navate laterali coperte da volte a crociera. Le sculture del portale maggiore e dei capitelli delle prime tre campate dell'interno sono state riconosciute ad una maestranza parmense, in particolare al grande maestro contemporaneo di Wiligelmo che lavorò all’interno del duomo di Parma. A conferma della datazione precoce di questa prima fase costruttiva sono state segnalate le consonanze con le decorazioni di alcune chiese della Corsica edificate nel secondo decennio del XII secolo, il che non stupisce se si considera che l'isola era dominata all'epoca dagli Obertenghi, marchesi della Liguria orientale e in particolare dal ramo Massa-Corsica della casata. Il Duomo conserva il sarcofago di San Ceccardo, patrono di Carrara, un'Annunciazione risalente al Trecento, opera scultorea della scuola pisana, e un crocifisso ligneo realizzato nel Trecento da Angelo Puccinelli. All'esterno, si può ammirare la Statua del Gigante, opera dello scultore Baccio Bandinelli.
 
Chiesa del Suffragio
Iniziata nel 1688 su progetto attribuito a Innocenzo Bergamini, fu poi rimaneggiata nel 1800. La facciata è semplice ma arricchita con un grande portale marmoreo in stile barocco, istoriato dallo scultore Carlo Finelli e sormontato da un bassorilievo che raffigura la Madonna con le anime purganti. La chiesa è a croce latina ed è sormontata da una cupola rivestita di scaglie di ardesia. L'interno è in stile barocco e ricco di marmi di svariati colori che creano un effetto scenografico. L'altare maggiore è in marmi policromi e si trova tra due teschi alati. La pala d'altare dipinta a olio, opera anonima ma di notevole valore, raffigura la Madonna del Suffragio. Chiusa e abbandonata per moltissimi anni, è stata restaurata e aperta alla fine degli anni novanta. Attualmente la chiesa è sede di mostre, eventi e concerti.
 
Teatro degli Animosi
Il Teatro degli Animosi fu costruito a partire dal 1836 fino a 1840 dall'architetto Giuseppe Pardini. La facciata è d'ispirazione classica: presenta uno schema a due piani in forma di pronao di tempio, con sei colonne sovrastate da una balaustra ornata di fiori e ghirlande, il tutto sorretto da un basamento di pilastri. Tutta la facciata è in marmo di Carrara. L'atrio di ingresso è fiancheggiato da un doppio filare di colonne abbellito da modelli in gesso della Musica e della Poesia. L'interno è impreziosito da marmo finamente lavorato usato nei dettagli e negli ornamenti.