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Monumenti di Massa

Duomo di Massa

 
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Il Duomo di Massa, anche conosciuto come Cattedrale dei Santi Pietro Apostolo e Francesco d’Assisi, vanta origini molto antiche. Il 19 febbraio 1460 il Papa Pio II concesse alla marchesa Taddea Pico della Mirandola, consorte di Jacopo Malaspina, marchese di Massa, la facoltà di erigere un convento per i Frati Minori Osservanti; l’ 8 febbraio 1476, il papa Sisto IV confermò la suddetta facoltà e così il 4 gennaio 1477 fu posta la prima pietra del convento francescano. Dal manoscritto del prete Nardino Bertolloni del 1732 si apprende che la chiesa di San Francesco fu finita assieme al convento, contrariamente a quanto sostenuto dal prof. Antonio Matteoni nella sua ‘Guida alle chiese di Massa Lunense‘ , stampata nel 1880, che la chiesa sarebbe stata fondata nel 1389, come farebbe supporre una antica lapide, ancora conservata. Il carattere gentilizio della chiesa conventuale, evidente fin dalla fondazione, ribadito dalla sua destinazione a sepolcreto della famiglia, fu confermato dall'impegno profuso dai Cybo per la sua ristrutturazione nel corso del Seicento quando la Chiesa andò parzialmente distrutta a causa di un temporale. L'operazione fu condotta da Alberico II con il determinante sostegno del fratello cardinale Alderano. Fu costui infatti non solo a finanziare l'impresa, ma ad ispirare l'intero programma decorativo. Per il tempio, quasi totalmente ricostruito tra il 1660 e il 1670, l'architetto Giovanni Francesco Bergamini e il figlio Alessandro progettarono la sistemazione e l'arredo dell'area presbiteriale realizzando un monumentale altare maggiore, i due altari del transetto, per i quali il Cardinale commissionò attorno al 1684 a Carlo Maratta e a Luigi Garzi le due tele con l'Immacolata e con la Trinità in gloria e santi, e il rivestimento marmoreo delle pareti e del pavimento. Il duca Alberico II stabilì quindi che la nuova cappella, da costruire dietro l’altare destro del transetto, diventasse il mausoleo della casata. Nel 1807, nonostante il dissenso della popolazione, Elisa Bonaparte Baciocchi ordinò la demolizione dell’antica Pieve di San Pietro. In seguito a questo evento il titolo di San Pietro fu allora trasferito alla chiesa di San Francesco insieme alla Parrocchia e relativa Collegiata che pertanto divenne ‘chiesa abbaziale’. Il 23 febbraio 1822 Papa Pio VII decretò che la città fosse elevata a sede vescovile, e così nel 1837 mons. Francesco Strani ritenne necessario ampliare la chiesa affidandone l’incarico all’architetto Giuseppe Marchetti, il quale realizzò il prolungamento dell’abside, che con il presbiterio fu rialzata di 4 gradini rispetto alla navata. Nel 1889 furono attuati nuovi restauri e dal 1927 al 1936 i lavori della nuova facciata in marmo bianco su progetto di Cesario Fellini, stucchi e fregi furono eseguiti dallo scultore Ambrogio Celi mentre al pittore Giovanni Panti sono dovuti gli affreschi delle vele mentre i mosaici della loggia superiore e inferiore sono stati eseguiti dal mosaicista veneziano Giulio Castman. Gli ultimi lavori all’interno della chiesa furono eseguiti nel 1972 eliminando la balaustra e sostituendo i quattro gradini di accesso con una gradinata in marmo più ampia. Il 18 novembre 1964 la chiesa cattedrale è stata elevata al titolo di Basilica Minore. Tra le opere presenti nella Basilica sono di particolare rilievo la tela dedicata alla Vergine, del pittore marchigiano Carlo Maratta, la ‘SS. Trinità con la Vergine incoronata e i Santi’ presente nel primo altare di destra del pittore fiorentino Matteo Rosselli. Ancora una tela di Luigi Garzi, dedicata a San Giovanni Evangelista e uno splendido Crocifisso dei primi del 1200 trasferito dall’antico Duomo di San Pietro e La Madonna del Rosario col Bambino sulle ginocchia di Andrea e Tommaso Lazzoni. Particolare attenzione merita l’altare maggiore, monumentale con rivestimento marmoreo in rosso venato e rifiniture in marmo bianco, i sei candelieri e la croce, opere dello scultore Ferdinando Tacca, sono di pregevole fattura. Di notevole importanza è la Cappella del SS. Sacramento, del 1690 su disegno di Francesco Bergamini, costituito da colonne e pilastri in marmo rosso che custodiscono il prezioso affresco del Pinturicchio. Nella Cappella sono presenti un Trittico attribuito a Bernardino del Castelletto o addirittura a Filippo Lippi della metà del 1400, il Presepe di Benedetto Baglioni, del 1508 e il Quadro di San Francesco di Paola eseguito nel 1716 da Silvestro Pincellotti. Nella Cappella delle Stimmate o del Battistero ritroviamo un magnifico Fonte Battesimale del 1400, opera del Ricomanni mentre il Sepolcro dei Cybo Malaspina contiene monumenti funerari di pregevole fattura e di particolare interesse.
 

Castello Malaspina

 
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Secondo diverse fonti, il Castello Malaspina di Massa avrebbe origini risalenti all’XI secolo, almeno nella sua parte alta. Originariamente era costituito da una fortificazione sulla collina sovrastante l’abitato, dominio degli Oberteghi fino al XIII secolo, una torre recintata , il mastio, probabilmente era collegato ad altre torri fino alla torre di Montignoso, determinando così un sistema di avvistamento a catena. La torre rimase l’unica struttura del castello per alcuni secoli restando in piedi anche quando il castello si ampliò notevolmente. Dopo la lunga fase obertenga vi fu la devastazione da parte di Corradino di Svevia nel 1268 e la ricostruzione e l'ampliamento voluti da Castruccio Castracani degli Antelminelli, Signore di Lucca, durante il periodo in cui dominò il castello di Massa. Dall' XI al XV secolo, sullo sperone più alto della collina rocciosa la torre si era evoluta trasformandosi in piccolo fortilizio mediante allargamento della parte residenziale ed aggiunta di torrette nella cortina muraria merlata, poche costruzioni in legno che fungevano da magazzino e piccole abitazioni provvisorie da sfruttare in caso di pericolo di invasioni nemiche. In epoca rinascimentale, Giacomo Malaspina e i suoi discendenti amplieranno e modificheranno l'originario fortilizio. Bisogna attendere la seconda metà del XV secolo per assistere all'edificazione del Palazzo, con la sua caratteristica forma ad 'L', queste e successive edificazioni avvennero sotto il governo di Giacomo Malaspina, Antonio Alberico II e Alberico Cybo Malaspina, ma anche grazie al Cardinale Innocenzo Cybo. Nel 1548 furono restaurate le mura in cui mancavano ancora il blocco difensivo sul lato mare e le cannoniere. Al 1570 è da attribuire la costruzione del puntone, cioè quel baluardo avanzante verso sud-est. Questo bastione era stato costruito intorno ad una torre, chiamata dalle fonti la 'torre di Pinello', della quale si vede attualmente solo il perimetro circolare del basamento e crollò nel 1780. Allo spigolo del puntone la frase scolpita nel marmo cita :'Perchè sempre si opponga alla satanica invenzione delle armi da fuoco Alberico Cybo Malaspina principe del Sacro Romano Impero e di Massa costruì questa bastionatura gigantesca, nell'anno del Signore 1570'. Nel 1603 Alberico I Cybo Malaspina fece lavori nel Castello nel lato sud-ovest e aggiunse il bastione che ha nella parte superiore un tratto di muratura ad arcate adibita a cannoniera, il 'Cavaliere'. Nel XVII secolo, infine, si ha un ulteriore ampliamento delle strutture difensive, costituito sostanzialmente dal blocco consistente nelle cannoniere visibili sopra l'ingresso principale del castello.
Oggi è possibile visitare il castello dal martedì alla domenica in orario 9,30-13,00 e 16,00-19,30 con chiusura settimanale il lunedì. Ingresso: adulti : 5 €. Info: 058544774.
 

Palazzo Ducale

 
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Affacciato sulla Piazza Aranci, ne occupa un intero lato per 82 merti di larghezza e si estende ad 'U' fino a Piazza Mercurio. Il nucleo originario e' dei primi del '500 ed era la villa di pianura dei Malaspina. La sua origine nasce dalla volontà del principe Alberico I Cybo-Malaspina di dare al suo piccolo stato un’immagine all'altezza dei raffinati principati dell'epoca, così trasformò la vecchia casa che possedeva nel borgo di Bagnara in una reggia per trasferirvi la residenza della corte dal troppo austero Castello Malaspina. Venne così edificato il nucleo originario dell’attuale Palazzo, costituito dall’angolo superiore fino alla nona finestra della facciata (1567-1570). La parte piu' imponente dell'edificio venne realizzata da Carlo I ed e' costituita dal Salone degli Svizzeri, che ne raddoppiò la facciata e dalla Cappella Ducale, della cui originaria ricchezza restano i soffitti affrescati da Carlo Pellegrini. La grandiosità dell’insieme fu arricchita da un bel terrazzo sovrastante, impreziosito con fregi e statue di marmo. Alberico II continuò nell’ampliamento della reggia costruendo una terza ala, parallela alla facciata e la loggia, che a quel tempo si apriva sulla vista del mare, realizzando così all’interno del palazzo un magnifico esempio di cortile cinquecentesco di sapore Bramantesco, artefice Giovanni Francesco Bergamini.La sistemazione definitiva, terminata nei primi anni del '700 per volonta' della principessa romana Teresa Pamphilj, moglie di Carlo II, fu opera di Alessandro Bergamini, che dette armoniosa sistemazione alla facciata, realizzo' il bel cortile di spirito rinascimentale, la splendida loggia al primo piano, l'ampia scalinata di accesso ed il pittoresco Grottesco, che fa da scenografico fondale all'ingresso. Un ultimo cambiamento il palazzo lo subì nel 1806, quando Elisa Baciocchi, per realizzare una grande piazza di stile napoleonico, fece demolire la Pieve di S. Pietro, già antistante al Palazzo e con essa il sovrappasso che la univa alla Cappella Ducale. Di quest’ultima resta una traccia ben visibile nella facciata.Una volta ricco di opere di Leonardo, Raffaello, Tiziano, Giorgione, Guercino ed altri, oggi il palazzo di tutto ciò conserva il 'Grottesco', ovvero la grande statua di Nettuno con stucchi e decorazioni di diverso livello.Nelle sale ove ebbe sede l''Accademia dè Rinnovati' spiccano i soffitti affrescati del pittore Stefano Lemmi.Nel salone degli Svizzeri, che custodivaun prezioso soffitto del Natali andato poi distrutto, oggi si può ammirare una ricostruzione realizzata da Giuseppe Reggini.Restano invece integre alcune opere dovute ai maestri carraresi del marmo ed a botteghe locali, fra le quali spicca l’Alcova del duca Carlo II, disegnata ed eseguita per Teresa Pamphilj da Alessandro Bergamini (1695-1696).In essa la scenografica invenzione di un finto panneggio sostenuto da graziosi angioletti viene realizzata con sfoggio di marmi pregiati, documentando anche la bravura delle maestranze locali. Nella Cappella Ducale sono visibili i soffitti affrescati dal carrarese Carlo Pellegrini (1646) ed una pala marmorea raffigurante la Natività, attribuita anche a Matteo Civitali, ma più probabilmente opera eccellente di artisti locali. Oggi il Palazzo è sede legale degli Uffici della Provincia di Massa-Carrara.
 
Le Ville Ducali
Appassionato di giardini e di pesca, Alberico I fece costruire lungo le acque del Frigido, allora limpidissime e ricche di trote, un villino di pesca, 'la Cuncia', arricchendolo con un giardino in cui alla vegetazione spontanea unì un ricercato agrumeto, preziosità della produzione locale. Il suo successore Carlo I acquistò in seguito un' altra villa dal nobile genovese Giulio Pacero, situata 'sopra la Rocca', che da Carlo II venne portata a grande splendore, avendola abbellita con numerose statue, con un elegante loggiato e con uno splendido parco. La Villa di Volpigliano, oggi denominata Villa Massoni, dal suo ultimo proprietario, venne edificata nel XVI secolo e tale era il suo fasto che venne adibita a rappresentanza, nonché residenza del Cardinale Cybo nei suoi soggiorni a Massa.L'edificio è costituito da un corpo imponente sormontato da un vasto terrazzo con balaustra che un tempo era ornato da pregevoli statue di marmo. La villa possiede ambienti decorati con marmi, opere d'arte, reperti romani e bassorilievi rinascimentali.Spogliata delle sue ricchezze, molte sono le statue di marmo che ornano San Pietro e Castel Gandolfo, dopo essere state trasferite a Roma dal cardinale Cybo stesso, mentre molte altre sono state trafugate durante il corso della campagna d'Italia di Napoleone e, nonostante il depauperamento della struttura, essa conserva immutato il suo fascino dovuto in gran parte all' opera di Alessandro Bergamini. Ultima in ordine cronologico è la costruzione della Villa Rinchiostra, dovuta alla volontà della principessa Teresa Pamphilj, moglie di Carlo II. Proveniente dal ricco e magnificente ambiente romano, ella volle creare un ambiente 'di campagna' in cui poter vivere i modesti fasti di una piccola corte. Nato come casino di caccia e affidato anch'esso all'arte di Alessandro Bergamini , venne fuori una costruzione che ripete gli stilemi dell'architettura Cybea, giocati sul contrasto fra il rosso delle facciate ed il candore dei marmi.Alderano I, figlio di Teresa Pamphilj, trasformò la villa in una sontuosa dimora e impreziosì il giardino ornandolo con vialetti geometrici, vasi, statue e busti marmorei. Lo splendido loggiato e l'austera composizione architettonica danno un aspetto imponente ed insieme leggero ad una costruzione in sé non molto grande, ma resa ancor più prestigiosa dallo splendido parco che la circonda, più volte rimaneggiato e portato all'attuale struttura da Ludovico di Borbone, che ne fu proprietario per qualche tempo nella seconda metà dell' 800. Nel 1885 la villa fu venduta all'inglese Alfred Lambert e in seguito pervenne alla famiglia Robson, la quale si occupò più del parco che della villa, impiantando agrumi a spalliera, camelie, e rose bianche. La grande vasca centrale venne sostituita da quattro vasche più piccole poste al centro delle aiuole suddivise in triangoli. Dopo i Robson nessun'altra famiglia ha abitato la villa dei Cybo. Per alcuni anni, fino al 2004, la villa, che dal 1997 appartiene al Comune di Massa, è stata sede della biblioteca comunale(ora trasferita in Piazza Mercurio 22).